Sicer: internazionalizzazione e qualità. Parla il Presidente Gianfranco Padovani.

«Negli ultimi quattro anni abbiamo investito e siamo cresciuti: adesso vogliamo diventare un’azienda internazionale nel senso più pieno del termine»

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Siamo arrivati al Cersaie dopo un percorso di rinnovamento, di upgrade che ha coinvolto l’azienda negli ultimi 4 anni: abbiamo inserito giovani con competenze importanti, abbiamo fatto grossi investimenti e adeguato
impianti e siti produttivi». Così Gianfranco Padovani, Presidente di Sicer. L’azienda ha allestito presso i padiglioni della fiera bolognese il ‘Green Technology Lounge’, all’interno del quale sono state presentate le principali novità di prodotto. Da GLR GLAZES, una gamma completa di smalti antiriflesso ed antiscivolo che garantiscono i requisiti normativi richiesti per la pavimentazione di ambienti pubblici alle graniglie per Monoporosa, GMP, che sviluppano un rivestimento materico di grande pregio. «Nel nostro laboratorio di Ubersetto ci sono più di 50 ricercatori che studiano e
ragionano su processo e prodotto, e abbiamo accelerato l’internazionalizzazione, acquisendo un sito in Messico. Recentemente – aggiunge Padovani – abbiamo finalizzato un’acquisizione, una joint
venture in India»

Questo, per Sicer, che momento è?
«In questi anni abbiamo creato, accanto a strutture all’avanguardia,
il giusto spirito di squadra che ci ha permesso di crescere non solo dal punto di vista dimensionale, ma anche come immagine e qualità. Oggi possiamo essere considerati, a mio avviso, una delle aziende di riferimento quando si parla di pavimenti in gres e di decorazione ceramica»

Il prossimo obiettivo?
«Vogliamo diventare un gruppo internazionale che dialoga, per
dare risposte veloci, per seguire meglio i nostri clienti che in parte
sono aziende italiane che hanno scelto di produrre anche all’estero,
ma anche per seguire produzioni locali nei confronti delle quali
fare scelte di qualità. Abbiamo una sede produttiva storica in Indonesia,
un’altra, in Spagna, che vogliamo far crescere, magari con un’acquisizione. Siamo presenti sul mercato iraniano dove abbiamo una quota mercato interessante.
Vorremmo far diventare queste partecipate un po’ più ‘Sicer’, diventando un gruppo internazionale nel senso più pieno del termine, un’azienda che ha proposte che vogliono distinguersi, alla ricerca di partners sensibili a questo tipo di innovazione e di prodotto»
La congiuntura, tuttavia, resta complessa, e fare ricerca è sempre
più difficile…
«E costoso: per questo, in un certo senso, credo meriteremmo una medaglia. Per un’azienda media come la nostra la ricerca costa:
bisogna essere convinti di quello che si fa, e noi lo siamo, perché
pensiamo sia fondamentale proporsi sul mercato con format i più inediti possibili, ed esaltarne le peculiarità e l’eccellenza. Parlo di noi ma anche di tutta la filiera ceramica: lavoriamo con marginalità che non ci rendono giustizia, ma questo è un discorso che ormai va avanti da anni…»
I colorifici sono e restano strumenti di creazione di valore aggiunto, soprattutto ora che le grandi lastre esaltano la ricerca: quando si guarda una superficie ceramica, tuttavia, non si valuta a dovere quanto c’è a
livello di studio, progettazione, processo…

«La ricerca è un tavolo a 3 gambe: il colorificio interagisce con l’impiantista, e poi è determinante una committenza disposta a collaborare.
Uno dei punti di forza del distretto è la sinergia tra aziende che hanno sempre qualcosa di nuovo da proporre. Ma è sempre più difficile, e quello che sostengo da tempo è la necessità di fare un po’ più sistema, di essere più partner gli uni degli altri, perché l’innovazione non la fa il singolo, ma
nasce da uno sforzo congiunto».

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